Un documento informativo sul Rojhelat, Kurdistan orientale (iraniano)


Il contesto storico del Rojhelat
Il Kurdistan fu privato della sua unità nazionale per la prima volta dal Trattato di Qasr-e Shirin (noto anche come Trattato di Zuhab) nel 1639. Ciò pose fine a un decennio e mezzo di guerra tra l’Impero Ottomano e l’Impero Safavide e divise il Kurdistan in due parti. Questa divisione tra l’Impero Ottomano e l’Impero Safavide e i suoi successori nell’attuale Iran, continuò fino all’inizio del XX secolo. Il XX secolo è stato un secolo di guerre e tribolazioni per il Kurdistan e il popolo curdo.
La prima guerra mondiale ha portato a una serie di accordi tra le potenze imperiali.L’accordo SykesPicot del 1916 fu seguito dal Trattato di Sèvres (10 agosto 1920) e dal Trattato di Losanna (24 luglio 1923). Questo trattato finale ha scartato ogni concetto di autodeterminazione per il popolo curdo e ha diviso il Kurdistan in quattro parti. La parte del Kurdistan precedentemente controllata dall’Impero Ottomano era stata divisa tra Turchia, Iraq e Siria, mentre la parte controllata dai Safavidi divenne parte dell’Iran. Così, il Kurdistan è diventato una colonia interstatale, con quattro nuovi stati arbitrariamente definiti che opprimono il popolo curdo e sfruttano le risorse del Kurdistan.
Per comprendere la situazione dei curdi in Iran, inizieremo con uno sguardo più da vicino al sistema mministrativo interno dell’Iran.L’Iran ha una storia di amministrazione provinciale, tuttavia, questa non è stata stabilita a beneficio dei diversi popoli dello stato, ma piuttosto per consentire un governo forte da parte del governo centrale. Oggi, l’Iran è diviso in trentuno province, i cui confini sono disegnati per servire obiettivi politici. Quindi, sebbene ci sia una provincia chiamata Kurdistan, include solo una piccola parte dell’area a maggioranza curda che rientra nei confini dell’Iran. Il Kurdistan orientale (iraniano), noto anche in curdo come Rojhelat (est), è stato diviso in cinque diverse province: Azerbaigian occidentale, Kurdistan, Kirmaşan, Îlam e Luristan. Vi sono anche consistenti popolazioni curde nelle province del nord Khorasan e Razavi Khorasan nel nord-est dell’Iran. Ciascuna di queste province è stata presa di mira da un programma di persianizzazione (o parsificazione). La lingua curda, la lingua madre del popolo, non è vietata nell’uso pubblico; ma è etichettata come “lingua locale” ed è tollerata solo nella vita quotidiana in generale. Il termine “iraniano” è diventato sinonimo di “persiano”. Il persiano è la lingua ufficiale dello stato in tutte le regioni e province, e i persiani sono posti al centro della società iraniana, mentre gli altri popoli sono considerati periferici.


La situazione economica del Kurdistan orientale
In tutte e quattro le parti del Kurdistan – in Iran, Turchia, Iraq e Siria – l’economia ha sempre avuto una base agricola, anche se con diversi gradi di importanza.I fertili pascoli hanno dotato il Kurdistan di ricchezze naturali uniche rispetto ad altre parti del Medio Oriente, e queste terre continuano a fornire cibo per il bestiame diversificato, mentre i fiumi supportano la crescita dei cereali. Il Kurdistan è un luogo strategicamente importante, con abbondanti risorse naturali, ma il popolo curdo non ne ha tratto alcun vantaggio. Nel 1908 fu scoperto il petrolio e, insieme al più ampio Medio Oriente, l’area divenne al centro dell’interesse crescente delle potenze mondiali: Regno Unito, Francia, Germania e Russia. Le riserve di combustibili fossili del Kurdistan sono state sfruttate dai vari regimi occupanti, portando loro grande ricchezza, e anche l’estrazione mineraria è diventata un’industria importante. Secondo il ministero dell’Industria, delle miniere e del commercio iraniano, il 90% delle quasi cinquecento miniere attive in Kurdistan sono di proprietà di non curdi.
Nonostante tutte queste ricchezze naturali, i curdi sono stati lasciati sotto una sorta di blocco nella loro stessa terra, come chiariscono i seguenti fatti:

  1. La popolazione di Rojhelat costituisce, secondo varie fonti, circa il 17,5% della popolazione iraniana, mentre la quota dei curdi dei processi industriali è di circa il 3%.
  2. Il petrolio e il gas naturale in Kurdistan rappresentano il 67% delle risorse energetiche in Iraq, ma il boom petrolifero degli anni ’70 è stato tutt’altro che positivo per la regione curda. Il regime iracheno acquistò armi più sofisticate per combattere i curdi e, nel 1975, il governo di Baghdad iniziò la sua campagna per eliminare le aree rurali curde, distruggendo alla fine quasi 4.000 villaggi.
  3. La Turchia ha assistito alla distruzione dei villaggi curdi e alle espulsioni forzate delle popolazioni indigene curde vicino ai giacimenti petroliferi di Siirt e Amed (Diyarbakir). Queste e altre azioni simili sono state sempre intraprese con la pretesa di combattere il “separatismo curdo”.
  4. Il regime siriano ha negato la cittadinanza a più di 300.000 curdi che vivevano vicino ai giacimenti petroliferi di Qamishlo, una città a maggioranza curda situata nel nord-est della Siria. Non ci sono informazioni statistiche definitive sui curdi in Iran. Qualsiasi statistica che il governo iraniano potrebbe avere è tenuta come segreto di stato. I territori che compongono il Rojhelat sono tra i più poveri e meno sviluppati dell’Iran. La tendenza verso una maggiore urbanizzazione, come in altre parti del mondo, ha portato alla creazione di grandi e affollate città nelle province curde iraniane. I lavoratori curdi che si spostano dalle aree rurali a quelle urbane sono per lo più assorbiti dal settore dei servizi, poiché in queste aree sottosviluppate c’è poca industria. Di conseguenza, il settore dei servizi rappresenta il 54,1% dell’economia delle aree urbane della provincia del Kurdistan (che possiamo usare come proxy per altre province curde all’interno dell’Iran), mentre il settore industriale rappresenta solo il 4,9%.
    Queste cifre supportano chiaramente la tesi secondo cui il governo centrale dell’Iran ha intenzionalmente prestato la minima attenzione allo sviluppo economico di questa parte del paese.
    In Rojhelat arrivano pochissimi investimenti stranieri. In effetti, quasi nessun investimento straniero
    è stato visto nelle tre province curde del Kurdistan, Kirmaşan e Îlam negli ultimi tre decenni.
    Naturalmente, la privazione economica in Kurdistan si è verificata in uno sfondo di crisi finanziaria
    nazionale. Storicamente, l’Iran ha visto l’inflazione superare di gran lunga la crescita del PIL.
    Dal 1937 al 2010, l’inflazione è stata elevata, con una media del 12,69% all’anno, mentre la crescita della produzione è stata in media intorno al 4,96%.
    Un coefficiente di correlazione negativo di meno 0,39 tra l’inflazione e la crescita del prodotto durante l’intero periodo campione indica un grave problema strutturale nell’economia iraniana.L’economia iraniana è caratterizzata da una cattiva gestione generale e da accordi istituzionali inadeguati per affrontare la volatilità delle entrate petrolifere. È fortemente dominato dallo stato, che raccoglie entrate dalle esportazioni di petrolio greggio.
    I principali attori economici sono attori omba dello stato, come i bonyad (fondazioni) e le entità commerciali del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC), e le loro attività economiche
    hanno spiazzato il settore privato quasi dalla fondazione della Repubblica islamica dell’Iran in 1979.I recenti dati economici mostrano che, a settembre 2018, le esportazioni di petrolio iraniane erano scese a 1,9 milioni di barili al giorno da un picco di 2,7 milioni al giorno nel giugno 2018.
    Ad aprile 2019 erano scesi a 1 milione di barili al giorno ea ottobre 2019 a soli 260.000. Le sanzioni sono costate all’Iran miliardi di dollari di entrate. Questi sviluppi hanno causato quest’anno una riduzione dell’8% del Pil, secondo le ultime prospettive economiche del FMI per l’Iran. Allo stesso tempo, il paese sta nuovamente registrando un’inflazione molto elevata. Secondo la Banca Centrale dell’Iran, il tasso di inflazione è del 41%. Secondo la Banca mondiale, l’inflazione è stata allarmante per i prodotti alimentari, con l’indice dei prezzi al consumo per i prodotti a base di carne in aumento del 116%.
    Mentre l’economia è entrata in recessione, il tasso di disoccupazione è salito alle stelle e alcuni dei tassi di disoccupazione più alti si trovano nelle province curde. Questi tre principali indicatori macroeconomici – crescita economica negativa, inflazione senza precedenti e altissima disoccupazione – dipingono un quadro disastroso dell’economia iraniana. In tutto il Paese, gli iraniani stanno soffrendo, soprattutto negli ultimi anni, quando le sanzioni economiche contro l’Iran hanno preso piede.Una crescita economica negativa unita ad un’inflazione elevata produce uno stato di stagflazione, una situazione che è difficile da cambiare senza accettare molti sacrifici in futuro.Anche rispetto al resto del paese in difficoltà, le province curde in Iran rimangono sottosviluppate e deliberatamente ignorate dallo stato. I tassi di disoccupazione e inflazione sono più alti e la contrazione economica maggiore.

    Disoccupazione e condizioni socio / culturali dei curdi
    La popolazione attiva iraniana ha poche opportunità ed è spesso intrappolata nella disoccupazione e
    relegata a vivere in povertà e miseria sociale. La disoccupazione in Iran è solitamente intorno al
    18%, anche se, a causa della pandemia di coronavirus e delle attuali sanzioni statunitensi, è
    attualmente molto più alta.Il tasso ufficiale nella provincia del Kurdistan nell’aprile 2019 (dato dal
    governatore provinciale al parlamento iraniano) era del 31% e possiamo presumere che sia
    considerevolmente più di questo.
    Nel Îlam, esaminando altri indicatori sociali, possiamo vedere che solo 62.000 persone (circa il 18%
    della popolazione della provincia) sono coperte da assicurazioni governative. Il resto della
    popolazione non ha nulla a cui ricorrere.
    Il PIL delle aree curde è sostanzialmente inferiore a quello di altre parti dell’Iran. Almeno il 60%
    della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.
    A causa della povertà e della mancanza di opportunità, molti curdi percorrono centinaia di
    chilometri all’interno dell’Iran per ottenere un lavoro di breve durata o altro lavoro
    temporaneo.Molte persone, chiamate “kolber” in curdo, trasportano merci attraverso il confine da e
    verso l’Iraq, e talvolta in Turchia, per guadagnarsi da vivere.
    Questi kolber includono donne, bambini di dieci anni e talvolta persone di 70 anni.A causa
    dell’oppressione e della crisi economica in corso, il numero di kolber è in aumento e comprende
    giovani altamente istruiti che non sono riusciti a trovare lavoro nel settore pubblico o privato.
    Secondo le statistiche iraniane, più di 20.000 persone nella sola provincia del Kurdistan lavorano
    come kolber. Non hanno assicurazioni, piani pensionistici o sindacati e gran parte del loro lavoro è
    considerato illegale dal regime.Il lavoro dei kolber è estremamente pericoloso. Molti di loro
    muoiono congelati o muoiono cadendo dalle montagne nel difficile terreno di confine.Se rilevati
    dalle guardie di frontiera iraniane, vengono spesso colpiti a vista.
    I kolber vengono uccisi quasi quotidianamente, con truppe al confine che agiscono come giudice,
    giuria e carnefice. Agiscono senza sapere quali siano le merci che vengono trasportate. Secondo la
    legge iraniana, è illegale impegnarsi nell’importazione e nell’esportazione di merci, poiché ciò è
    visto come una minaccia per l’economia e la produzione interna.
    È inoltre vietato importare merci vietate dall’interpretazione del regime della legge islamica. La
    maggior parte delle merci trasportate non sono né una minaccia per lo Stato né illegali nel mercato,
    come sostenuto dal regime dei Mullah.
    I dati disponibili mostrano un numero crescente di omicidi, con 126 kolber uccisi nel 2015, 140 nel
    2016, 219 nel 2017 e 231 nel 2018. Nel 2019, 252 kolber sono stati uccisi a sangue freddo vicino ai
    confini dell’Iran.

    Militarismo del regime iraniano e disprezzo per i diritti umani
    Rojhelat è completamente militarizzato. L’Iran ha dispiegato non solo l’esercito iraniano regolare,
    ma anche molti membri del Sepah Pasdaran (Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica, IRGC)
    nella regione del Kurdistan. L’esercito e l’IRGC esercitano il controllo sui villaggi e sulle aree
    vicine ai confini dell’Iran con Iraq e Turchia (cioè altre parti del Kurdistan), mentre Ettela’at,
    l’agenzia di intelligence, controlla le città curde.
    In qualsiasi momento, ci sono migliaia di prigionieri politici curdi detenuti in Iran.La maggior parte
    di questi prigionieri politici sono attivisti democratici che hanno tentato di affrontare questioni
    come i diritti umani, i problemi delle donne, la protezione dell’ambiente, i matrimoni precoci e le
    condizioni dei lavoratori.
    Tutti i rapporti indicano che il popolo della regione curda dell’Iran è sovrarappresentato rispetto ad
    altri cittadini iraniani nei movimenti sindacali, nei movimenti studenteschi, nei movimenti delle
    donne e in altri movimenti politici, poiché i curdi continuano a sopportare un’estrema oppressione
    per mano del regime iraniano .
    Le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno, con attivisti politici curdi che subiscono
    torture, pene severe e, in molti casi, la pena di morte.
    Secondo molti rapporti del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e di Amnesty
    International, il governo iraniano è stato costantemente uno dei principali violatori dei diritti umani
    al mondo.
    Tuttavia, non viene quasi mai detto che il popolo curdo iraniano sia preso di mira in modo
    sproporzionato dal regime iraniano. Un rapporto del maggio 2018 afferma che l’Iran deteneva
    200.000 prigionieri nel sistema carcerario sovraffollato del paese, e altri rapporti affermavano che
    forse la metà di tutti i prigionieri politici in Iran sono curdi. Nel 2015, secondo Amnesty
    International, sono state giustiziate in Iran più di 997 persone, di cui il 45% curde. I curdi hanno
    rappresentato il 43% di 567 esecuzioni nel 2016, il 48% di 531 esecuzioni nel 2017, il 55% di 277
    esecuzioni nel 2918 e il 43% di 251 esecuzioni nel 2019.
    Oltre agli arresti diffusi e alle frequenti esecuzioni, il regime islamico dell’Iran opprime il popolo
    curdo utilizzando le proprie forze per imporre la propria interpretazione radicale della legge
    islamica.

    Dipendenza da droghe e crisi di salute mentale
    La tossicodipendenza è un problema serio tra i giovani curdi dell’Iran, con alcuni rapporti che
    indicano che il consumo di droga è più alto nella regione curda rispetto a qualsiasi altra parte del
    paese. La povertà e la disoccupazione sono le cause principali di questo grave problema sociale.
    Il regime iraniano intenzionalmente non prende provvedimenti per affrontare il problema della
    droga nella regione curda. Piuttosto, esso ne permette proliferare per indebolire il tessuto sociale
    della regione e impedire ai giovani di mobilitarsi politicamente per rivendicare i propri diritti. La
    regione curda dell’Iran è teatro di una grave crisi di salute mentale. Secondo le stime pubblicate nel
    2018, il tasso medio di suicidi dell’Iran è del 4,5 per centomila, ma questo è molto più alto nella
    regione curda. Il tasso di suicidi nel Îlam è del 71,9 per centomila, il più alto in Iran e probabilmente
    uno dei più alti al mondo.

    Problemi delle donne
    La rivoluzione iraniana del 1979 ha portato al rovesciamento dello Shah Mohammed Reza Pahlavi e
    alla sostituzione del suo regime con la cosiddetta Repubblica islamica guidata dall’ayatollah
    Rouhollah Khomeini. L’oppressione è aumentata e la situazione delle donne iraniane è subito
    peggiorata. L’oppressione delle donne si è intensificata con il deteriorarsi delle condizioni
    economiche e sociali delle persone.
    Le donne di gruppi etnici minoritari, inclusi curdi, baluchi e arabi, affrontano una discriminazione
    particolarmente intensa, sono perseguitate come donne e private della giustizia sociale ed
    economica, e devono anche affrontare la negazione dei loro diritti nazionali. La discriminazione
    contro le donne fa parte delle fondamenta della Repubblica islamica, che pretende di governare
    sulla base della legge islamica sciita.
    Questa oppressione patriarcale è istituzionale e strutturale e ha conseguenze negative di vasta
    portata, inclusi matrimoni infantili, tragedie familiari, suicidio tra giovani e bambini, tratta,
    sfruttamento sessuale e abusi.
    Ad esempio, secondo il governatore della provincia del Kurdistan, nel 2018 in questa provincia
    sono stati registrati un totale di 512 matrimoni che coinvolgono bambini di età compresa tra i dodici
    ei quindici anni.
    Queste politiche hanno solo aggravato il malcontento e la frustrazione dell’opinione pubblica nei
    confronti del regime e del governo clericale, e ogni pochi anni nel Rojhelat sono scoppiate proteste
    anti-regime, raramente coperte dai media internazionali. Anche se hanno avuto un carattere
    pacifico, il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC), il cui compito è proteggere la
    rivoluzione islamica dalle minacce interne, li ha repressi violentemente. Nelle ultime ondate di
    protesta, che hanno travolto l’intero Iran, la regione curda ha registrato il più alto tasso di vittime.

Per quanto riguarda i partiti politici nella regione del Kurdistan dell’Iran
La storia dei partiti e delle organizzazioni politiche a Rojhelat è relativamente giovane. La prima
organizzazione politica curda stabilita in quella parte del Kurdistan era nella città di Mehabad, dove
il Partito della Libertà del Kurdistan (Hizbî Azadî Kurdistan) esisteva dal 1938 al 1941.
Il Partito della Libertà era un partito pro-democrazia, antifascista, ma senza un chiaro programma
nazionale.
Il partito ha avuto pochissima influenza sulla politica curda poiché si è dissolto dopo poco tempo.
La Società per la Resurrezione del Kurdistan (Komeley Jiyanewey Kurdistan, JK) ha dato un nuovo
inizio al nazionalismo di liberazione curdo.
Questa organizzazione, che esisteva dal 1941 al 1945, era composta principalmente da intellettuali
della classe media che promuovevano la coscienza nazionale e l’idea di un Kurdistan indipendente.
JK si è presto “trasformato” in un nuovo partito politico, il Partito Democratico del Kurdistan
(Hizbî Demokratî Kurdistan, PDK).
Il PDK, fondato nel 1945, è oggi il più antico partito politico del Rojhelat.l presidente del PDK era
Qazi Muhammad, che il 22 gennaio 1946, nella città di Mehabad, dichiarò l’istituzione della breve
Repubblica del Kurdistan. Questa prima repubblica curda in assoluto ha attirato curdi da altre parti
del Kurdistan.
Successivamente, il PDK si è diviso in due organizzazioni separate con ideologia simile ma
leadership diversa: il PDK (Partito Democratico del Kurdistan) e il KDPI (Partito Democratico del
Kurdistan Iraniano).
Komala (Komeley Şorişgêrî Zehmetkêşanî Kurdistanî Êran – la Società dei alvoratori rivoluzionari
del Kurdistan iraniano) è stata fondata nel 1969 da un gruppo di studenti attivisti curdi come
organizzazione socialista di sinistra. Negli ultimi decenni sono stati impegnati, insieme al PDKI /
PDK, nella guerriglia contro la Repubblica islamica dell’Iran.Il leggendario attivista curdo, Foad
Mustafa Soultani, è stato uno dei cofondatori di questo movimento. Oggi ci sono almeno quattro
diversi gruppi che portano il nome Komala, con diversi programmi politici. Questi gruppi includono
Komeley Şorişgêrî Zehmetkêşanî Kurdistanî Êran, Komeley Zehmetkêşanî Kurdistan (Società dei
lavoratori del Kurdistan), Komeley Rewtî Sosyalist (la Via socialista Komala), e Komala Sazmanî
Kurdistanî Hizbî Komunistî Êran (Associazione del Partito Comunista di Iran) una sezione politica
del Partito Comunista d’Iran.
Il Partito della vita libera del Kurdistan (Partiya Jîyana Azad a Kurdistanê, PJAK), istituito nel
2004, adesso è uno dei più importanti partiti politici che lavora per garantire I diritti democratici e
nazionali del popolo curdo in Iran. Il Pjak è parte del KODAR, La Società libera e democratica del
Kurdistan orientale (Komalgeha Demokratîk û Azad a Rojhelatê Kurdistan), una organizzazione
generale che lotta per il Confederalismo Democratico e uan Repubblica democratica dei popoli in
Iran. Le unità del Kurdistan orientale (Yekîneyên Rojhelatê Kurdistanê, YRK), sono le forze
autonome di autodifesa nella regione del Kurdistan in Iran che seguono la strategia del Kodar, e che
danno una grande enfasi sulla coesistenza multietnica e all’eguaglianza di genere. E le donne
giocano un ruolo di primo piano nella gestione di queste organizzazioni.
Khebat, curdo per “lotta” (Sazmani Xebatî Kurdistanî Êran – l’Organizzazione per la lotta del
Rojhelat) è un partito islamista fondato dallo sceicco Jalal Hosseini. Questo successivamente si è
diviso in due organizzazioni:Sazmani Xebatî Kurdistanî Êran e Rekxirawî Xebatî Shoreshgerî
Kurdistan (l’Organizzazione per la lotta rivoluzionaria del Kurdistan).
In totale, sono più di una decina i partiti politici e le organizzazioni che lottano per i diritti dei curdi
del Rojhelat, tra questi, oltre a quelli già citati, ci sono il Partito della Libertà del Kurdistan (Partî
Azadî Kurdistan, PAK), il Partito per l’indipendenza del Kurdistan (Partî Serbestî Kurdistan), Il
Partito per l’indipendenza del Kurdistan orientale (Partî Serbestî Rojhelatî Kurdistan), Il Partito per
un Kurdistan indipendente (Partî Serbexoyî Kurdistan),e il Movimento repubblicano del Kurdistan
orientale (Bizutnewey Komarîxwazî Rojhelatî Kurdistan).
Le organizzazioni politiche curde chiedono una soluzione pacifica e democratica della questione
curda, da raggiungere attraverso il dialogo e la negoziazione con il regime centrale. La maggior
parte di loro chiede un vero decentramento e democratizzazione dell’Iran. Mentre un paio di questi
partiti chiedono un Kurdistan indipendente, il Partito della vita libera del Kurdistan Kurdistan
(PJAK) sostiene un Iran confederale democratico con un’emancipazione radicale delle donne.
Sarebbe simile al sistema promosso dall’Amministrazione Autonoma della Siria nord-orientale, che
si sta dimostrando la soluzione più praticabile alle crisi che hanno travolto il Medio Oriente. Il
regime iraniano ha negato l’esistenza della questione curda e ha continuato la sua politica di
oppressione politica e assimilazione culturale. Nella loro determinazione a risolvere il problema
attraverso il dialogo, i partiti politici curdi hanno perso alcuni dei loro leader più carismatici. Nel
1989, il segretario generale del Partito Democratico del Kurdistan iraniano (PDK-I), Abdul Rahman
Ghassemlou, fu assassinato a Vienna dai “diplomatici” iraniani al tavolo dei negoziati.Tre anni
dopo, agenti iraniani assassinarono altri tre leader curdi a Berlino in quello che divenne noto come
“l’assassinio del ristorante Mykonos”. Il tribunale tedesco ha stabilito che l’assassinio era stato
ordinato direttamente dai massimi politici iraniani.

Risoluzione di KODAR e PJAK

La Società Democratica e Libera del Kurdistan Orientale (KODAR) come parte dell’ondata di rivolta in Iran e Kurdistan, è vigilmente consapevole della miserabile situazione della società e delle opportunità e minacce contro l’Iran e il Kurdistan. Siamo un sistema il cui corpo è la confederazione democratica e il cui spirito è la nazione democratica. L’autonomia democratica e la democrazia locale sono compatibili in questo sistema. KODAR lotta per tutte le nazioni, in particolare per le nazioni dell’Iran e del Kurdistan orientale. Consiste in un sistema che implementa un progetto di prevenzione della guerra. A questo proposito, KODAR ritiene che nonostante il riconoscimento sulla questione delle nazioni e in particolare della questione curda da parte del regime iraniano, le questioni non siano ancora affrontate adeguatamente, e quindi KODAR chiede che il regime prenda misure più pratiche. Se il regime non riesce a soddisfare le giuste richieste, KODAR ha la capacità di condurre una lotta in quanto non richiede di richiedere nulla da stati, sistemi o movimenti politici. Il PJAK, in prima linea per la realizzazione pratica della politica democratica nel sistema KODAR, è preparato per qualsiasi soluzione democratica in linea con la liberazione delle nazioni iraniane e del Kurdistan orientale. KODAR e PJAK sono pronti a risolvere pacificamente la questione dei curdi e delle nazioni in Iran nel quadro della nazione democratica e del progetto di autonomia democratica e invitano il regime iraniano per un’apertura politica e una discussione. in prima linea per la realizzazione pratica della politica democratica nel sistema KODAR, è preparata per qualsiasi soluzione democratica in linea con la liberazione delle nazioni iraniane e del Kurdistan orientale. KODAR e PJAK sono pronti a risolvere pacificamente la questione dei curdi e delle nazioni in Iran nel quadro della nazione democratica e del progetto di autonomia democratica e invitano il regime iraniano per un’apertura politica e una discussione. in prima linea per la realizzazione pratica della politica democratica nel sistema KODAR, è preparata per qualsiasi soluzione democratica in linea con la liberazione delle nazioni iraniane e del Kurdistan orientale. KODAR e PJAK sono pronti a risolvere pacificamente la questione dei curdi e delle nazioni in Iran nel quadro della nazione democratica e del progetto di autonomia democratica e invitano il regime iraniano per un’apertura politica e una discussione.

L’ambiente
Il governo iraniano ha intrapreso molti cosiddetti “progetti di sviluppo” che hanno avuto effetti dannosi sul Kurdistan e sul popolo curdo.Questi progetti di solito si trovano al di fuori della regione curda, ma sono alimentati da risorse idriche e minerali curde. Il governo ha cambiato la direzione dei fiumi per dirottarli verso altre parti dell’Iran, provocando siccità e crisi idriche nelle aree curde.Queste tattiche sono simili a quelle utilizzate a lungo dal governo turco nella regione del Kurdistan in Turchia, come il progetto Southeastern Anatolia del governo turco (Güneydoğu Anadolu Projesi, GAP), che è uno dei progetti di dighe più grandi e controversi al mondo, ha avuto l’effetto di mettere sott’acqua migliaia di anni di patrimonio storico e culturale curdo. Gli ambientalisti curdi hanno dimostrato che le politiche del regime iraniano (come la costruzione di dighe e la deviazione dell’acqua) distruggono entrambi gli ecosistemi della regione e, attraverso lo sfruttamento non compensato delle sue risorse naturali, aggravano i problemi economici in un’area già affetta da un grave sottosviluppo.
Inoltre, e ancora una volta come il governo turco, il regime iraniano durante l’estate brucia deliberatamente aree delle campagne del Kurdistan, uccidendo animali, causando gravi danni a foreste, campi e terreni agricoli e rendendo questi luoghi inabitabili. Molti vigili del fuoco volontari curdi sono morti nel tentativo di tenere sotto controllo questi incendi.

Le ampie politiche regionali anti-curde dell’Iran
Le politiche anti-curde dell’Iran vanno ben oltre i confini del paese.Il regime iraniano è stato a lungo
il più stretto alleato regionale della dittatura della famiglia Assad, ora combattuta in Siria, con un
rapporto che precede di gran lunga il regno di Bashar al-Assad. L’Iran attribuisce un grande valore
al mantenimento del regime di Assad e ha dedicato risorse significative alla protezione di Assad e
alla prevenzione di qualsiasi tipo di transizione verso la democrazia in Siria. E sono fermamente
contrari a qualsiasi riconoscimento per il popolo curdo della Siria.L’idea di “trasportare la
rivoluzione” costituisce uno dei principali pilastri della rivoluzione islamica del 1979, e il regime
clericale le ha dato il suo impegno incondizionato. Di conseguenza, il Corpo delle Guardie della
Rivoluzione Islamica (IRGC), e in particolare il suo ramo esterno, il Corpo Quds, ha il compito di
innescare una rivoluzione sciita simile in Medio Oriente in modo da preservare la rivoluzione sciita
in patria.
Questo progetto è alla base dell’interferenza iraniana nei paesi vicini, come Libano, Siria, Iraq e
Yemen. Non solo ha fatto arrabbiare le popolazioni iraniane, per i miliardi di dollari spesi in questo
progetto che avrebbero potuto essere investiti in Iran, ma ha anche minacciato le popolazioni
sunnite in tutto il Medio Oriente che non vogliono vedere una rivoluzione sciita nei propri paesi.
Di conseguenza, alcuni sunniti hanno abbracciato gruppi sunniti radicali come Al-Qaeda e ISIS
come un modo per proteggersi da una rivoluzione sciita.
Allo stesso tempo, l’Iran si coordina direttamente con lo Stato turco per combattere i curdi in tutte le
parti del Kurdistan. Mentre le relazioni del governo turco con la maggior parte dei paesi arabi sono
ormai logore, Erdogan e il suo governo AKP-MHP hanno fatto causa comune con il regime iraniano
poiché hanno lavorato insieme militarmente e in altro modo per attaccare i curdi. In effetti, la
posizione relativamente isolata dello Stato turco rispetto al mondo arabo ha stimolato una
cooperazione ancora più stretta con l’Iran.
Da quando i curdi sono diventati una forza visibile in Medio Oriente, e in particolare con la loro
propagazione del concetto di autonomia democratica all’interno dei confini esistenti in Siria, molti
paesi arabi sono arrivati a riconoscere la realtà curda.
In effetti, le varie campagne della Turchia di aggressione militare, invasione e occupazione in Siria
e Iraq hanno dimostrato che è la Turchia, e non i curdi, a cercare attivamente di cambiare i confini
della regione. La Turchia e l’Iran sono rivali storici e la loro attuale alleanza è tattica.La Turchia
aspira a essere il capo della comunità musulmana sunnita internazionale, ma coopera con l’Iran, una
teocrazia islamista sciita che sponsorizza gruppi militanti sciiti in tutta la regione. Un approccio
anti-curdo dedicato unisce questi due regimi.
Dall’inizio di quest’anno,aerei turchi hanno attaccato i combattenti per la libertà curdi nelle regioni
di confine tra Iraq e Iran. Allo stesso tempo, l’Iran ha aumentato i suoi attacchi contro i combattenti
curdi all’interno dell’Iraq.
In Iran ci sono circa 12 milioni di curdi, la maggioranza dei quali condivide gli obiettivi del Partito
della vita libera del Kurdistan (PJAK). La Turchia sta ora attaccando il PJAK per conto dell’Iran.Il
regime iraniano non è in grado di dichiarare una guerra diretta contro i curdi poiché Teheran è
coinvolta in molti altri conflitti. In effetti, una guerra aperta contro i curdi è una delle maggiori
paure dell’Iran, perché i curdi hanno più opzioni diplomatiche e politiche di loro e le forze curde
lancerebbero azioni difensive contro le posizioni militari all’interno dell’Iran, il che creerebbe
scompiglio per il regime. Ciononostante, l’Iran continua a perpetrare attacchi contro gruppi curdi e
ad impegnarsi in omicidi e guerra psicologica, compreso l’emissione di minacce di morte contro gli
attivisti curdi.

Conclusione
La questione del Kurdistan orientale è una componente importante della questione del Kurdistan nel
suo insieme ed è il risultato della negazione dell’esistenza del popolo curdo e di un totale disprezzo
per la sua volontà. Pertanto, la questione può essere affrontata adeguatamente solo riconoscendo
ufficialmente l’esistenza curda, garantendo e proteggendo i diritti curdi e riconoscendo la volontà
curda. Gli sforzi per la democratizzazione possono avere effetti positivi sulla questione curda e una
soluzione pacifica e democratica della questione curda può aiutare a portare pace, stabilità e
prosperità nella più ampia regione.

KNK
Kongreya Neteweyî ya Kurdistanê
Kurdistan National Congress
Congrès National du Kurdistan

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