Articolo di Lula pubblicato sulla Folha de São Paulo:

Perché hanno tanta paura di Lula libero?

07 aprile 2019

Luiz Inácio Lula da Silva

È passato un anno da quando sono stato arrestato ingiustamente, accusato e condannato per un crimine che non è mai esistito. Ogni giorno passato qui ha fatto aumentare la mia indignazione, ma mantengo la fiducia di un giudizio giusto in cui la verità prevalga. Posso dormire con la mia coscienza tranquilla della mia innocenza. Dubito che abbiano un sonno leggero coloro che mi hanno condannato in una farsa giuridica.

Quello che mi affligge però è quello che succede in Brasile e le sofferenze del nostro popolo. Per impormi un giudizio di eccezione, hanno superato i limiti della legge e della Costituzione, fragilizzando la democrazia. I diritti del popolo e del cittadino vengono revocati, mentre viene imposta la stretta sui salari, la precarizzazione del lavoro e l´aumento del costo della vita. Consegnano la sovranità nazionale, le nostre ricchezze, le nostre imprese e perfino il nostro territorio, per soddisfare interessi stranieri.

Oggi è chiaro che la mia condanna è stata parte di una iniziativa politica cominciata dalla rielezione al secondo mandato della presidente Dilma Russeff nel 2014. Sconfitta nelle urne per la quarta volta consecutiva, l´opposizione ha scelto il percorso del golpe per tornare al potere, riprendendo il vizio autoritario delle classi dominanti brasiliane.

Il golpe dell´impeachment senza reato amministrativo è stato rivolto contro il modello di sviluppo con inclusione sociale che il paese veniva costruendo dal 2003. In 12 anni abbiamo creato 20 milioni di posti di lavoro, abbiamo tolto 32 milioni di persone dalla condizione di miseria, abbiamo quintuplicato il PIL. Abbiamo aperto le porte dell´università a milioni di esclusi. Abbiamo vinto la fame.

Quel modello era ed è intollerabile per uno strato privilegiato e pieno di preconcetti della società. Ha ferito potenti interessi economici all´estero. Mentre il Pre-Sal (grande giacimento continentale di petrolio scoperto in acque brasiliane) stimolava l´avidità delle imprese petrolifere straniere, le imprese brasiliane hanno cominciato a disputare mercati con esportatori tradizionalmente di altri paesi.

L´impeachment è arrivato per restaurare il neoliberismo, in una versione ancor più radicale. Pertanto hanno sabotato gli sforzi fatti dal governo Dilma per rintuzzare la crisi economica e correggere i suoi propri errori. Hanno affondato il paese in un collasso fiscale e in una recessione che ancora persiste. Hanno promesso che sarebbe bastato eliminare il PT dal governo e che così i problemi del paese sarebbero terminati.

Il popolo ha capito subito di essere stato ingannato. La disoccupazione è aumentata, i programmi sociali sono stati svuotati, scuole e ospedali hanno perso finanziamenti. Una politica suicida messa in campo dalla Petrobras ha fatto diventare proibitivo il prezzo del gas da cucina per i ceti poveri ed ha portato anche allo sciopero dei camionisti. Vogliono eliminare il diritto alla pensione per gli anziani e per i lavoratori rurali.

Nelle varie manifestazioni in giro per il Brasile ho visto negli occhi della nostra gente la speranza e il desiderio di riprendere quel modello che aveva cominciato a correggere le disuguaglianze e ha dato opportunità a chi mai le aveva avute. Già dall´inizio del 2018 i sondaggi mostravano che io avrei vinto le elezioni al primo turno.

Era necessario impedire la mia candidatura a qualsiasi costo. L´inchiesta giudiziaria “Lava Jato”, che è stata foriera dell´ impeachment, ha asfaltato scadenze e prerogative della difesa per condannarmi prima delle elezioni. Avevano intercettato illegalmente mie conversazioni, i telefoni dei miei avvocati e perfino della presidente della Repubblica. Sono stato bersaglio di una condotta coercitiva illegale, un vero e proprio sequestro. Hanno perquisito a fondo la mia casa, hanno capovolto il materasso, hanno preso tutti i cellulari e perfino i tablets dei miei nipoti.

Non hanno trovato niente di cui incriminarmi: né conversazioni tra banditi, né valigie di contanti, né conti correnti all´estero. Nonostante ciò sono stato condannato in tempi da record da Sergio Moro e dal Tribunale Regionale Federale n.4 per “atti indeterminati” senza che trovassero nessuna connessione tra l´appartamento che non è mai stato di mia proprietà e supposte tangenti nella Petrobras. Il Supremo Tribunale ha poi negato una mia fondata richiesta di scarcerazione sotto pressione dei media, dei mercati e perfino delle Forze Armate, come ha confermato recentemente Jair Bolsonaro, il maggior beneficiario di quella persecuzione.

La mia candidatura è stata proibita contrariando la legge elettorale, la giurisprudenza e una determinazione del Comitato dei Diritti Umani dell´ONU, volta a garantire i miei diritti politici. E nonostante tutto ciò il nostro candidato Fernando Haddad ha avuto un risultato significativo ed è stato sconfitto solo dall´industria della menzogna di Bolsonaro messa in campo nelle reti sociali e finanziata con fondi in nero persino da capitali stranieri secondo la stampa.

I più rinomati giuristi del Brasile e di altri paesi considerano assurda la mia condanna e mettono in luce la parzialitá di Sergio Moro, confermata nella pratica quando ha accettato di essere ministro della Giustizia del presidente che lui stesso ha aiutato ad eleggere attraverso la mia condanna. Tutto quello che chiedo è che si mostri una prova qualsiasi contro di me.

Perché hanno tanta paura di Lula libero, se già hanno raggiunto l´obiettivo che era quello di impedire la mia elezione, visto che non c´è niente che giustifichi la mia prigione? In verità, quello che loro temono è l´organizzazione del popolo che si identifica nel nostro progetto di paese. Temono di dover riconoscere le arbitrarietà che hanno commesso per eleggere un presidente incapace e che ci riempie di vergogna.

Loro sanno che la mia liberazione è una parte importante del riscatto della democrazia in Brasile. Ma sono incapaci di convivere con un progetto democratico.