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Stamattina al #Tribunale di Salerno per #difendere i diritti del #Popolo di Santomenna contro i #padroni dell’#EolicoSelvaggio, che – in tutta Italia hanno fatto affari a man bassa, e a volte in combutta con la mafia, in assenza di un piano regolatorio nazionale e regionale a tutela degli interessi della collettività – da noi hanno #martoriato il #territorio, compreso la #viabilità cittadina.

Lo avevo promesso che avremmo richiesto di #ripristinare le #strade comunali #aLoroSpese, e sono qui a seguire l’intento.

(Peraltro, dopo aver ottenuto in altra sede, dal TAR, che ad altri sciacalli fosse impedito di venire a depredare il territorio).

Non il sindaco PD dell’epoca dei danneggiamenti,

non il sindaco PD attuale che è il rappresentate legale del Comune (che peraltro annovera tra le sue fila chi doveva ripristinare le strade e non lo ha fatto a regola d’arte: forse è anche per questo che questi ultimi mi #minacciano e mi #aggrediscono in #ConsiglioComunale?),

bensì sono stato convocato io per conto del Comune di Santomenna… poiché #solaLaMiaAmministrazione ha perseguito #inGiudizio chi ha danneggiato la comunità di Santomenna.

Abbiamo vinto numerose cause contro altrettanti padroni e pure in questa… “venceremos”!

Lo avevo promesso e lo sosterrò sempre:

Dal Popolo, con il Popolo, per il Popolo!

Di seguito un contributo di Michele Solazzo.

Circa diecimila pale eoliche sono state installate in Italia meridionale dal 2000 in poi, in assenza di un piano energetico nazionale, pertanto può essere considerato “Eolico selvaggio”.

I comitati hanno, per questa ragione, intrapreso una serie di azioni di opposizione e resistenza all’invasione e al sistema di speculazione.

Per la realizzazione di questi impianti ed opere connesse (accumulatori, cavidotti, elettrodotti, strade), il legislatore attraverso il Decreto 387/2003, autorizza di fatto un esproprio dei terreni con motivazioni “indifferibili” ed “urgenti di pubblica utilità” da privati a privati, derogando la stessa Costituzione.

Lo Sblocca Italia, abolendo il ruolo della democrazia di prossimità, concentra le procedure autorizzative degli impianti al M.I.S.E., lasciando ai sindaci solo le compensazioni da far valere esclusivamente nelle Conferenze di Servizio.

Inoltre in esso è previsto:

l’abolizione dell’obbligo del pagamento dell’Ici ai cossiddetti “imbullonati”, che precedentemente pagavano come “Opifici”.

scorporamento dalla fiscalità generale di una cifra pari a 150.000.000 annui da destinare ai comuni per il mancato introito dell’Ici.

Una sostituzione del C.P.6 con le “Aste incentivanti”, destinando una cifra di circa 5.000.000.000 annui prelevati dalle bollette dei contribuenti, tale decisione è demandata alla Conferenza di Servizio.

Nel 2017 il Governo in carica ha varato la S.e.n., rinunciando di fatto alla stesura di un vero piano energetico nazionale, assecondando le richieste dell’Anev, autorizza il raddoppio degli impianti eolici esistenti.

Nel 2018 l’Esecutivo confermando tutto ciò che è stato fatto chiede l’applicazione del V.A.S e si riserva di determinare dei fondi per le Aste Incentivanti.

Per resistere a queste speculazioni ai danni del paesaggio e per assicurare una prospettiva dignitosa è necessaria una connessione tra i comitati e i movimenti attivi sul territorio (No Triv, No Tap, Comitato per l’Acqua Pubblica, etc…).

Considerando la situazione attuale i comitati propongono:

il ripristino del Piano delle Aree;

la diversificazione delle fonti energetiche;

fermare l’accaparramento e il consumo di suolo;

controllo di tutti gli appalti da parte dell’Anac;

redigere il Piano Energetico Nazionale;

stesura del piano di tutela della salubrità di tali impianti;

pubblicizzazione dell’energia come bene comune in virtù degli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione;

utilizzo dei fondi delle fideiussioni per bonifica e ripristino dei danni causati dall’Eolico Selvaggio, soprattutto nella zona dell’Appennino meridionale esposto al rischio sismico ed idrogeologico.

autoproduzione e autoconsumo;

riconversione dei consumi energetici riguardanti il consumo civile, industriale e autotrazione;

I comitati ritengono che la transizione energetica e la riconversione ecologica per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera possano creare nuove forme di lavoro che garantiscano un nuovo modello “Green” non dannoso per il pianeta e le persone.