“Sanità in crisi, serve una svolta. In Campania si vive 3 anni in meno rispetto al Trentino. Non è accettabile”: la mia intervista su La Città del 27 febbraio.

“Faccio parte di una generazione che ha meno diritti di quella precedente. Una generazione che vive una situazione di precarietà in ogni ambito: il risultato di una politica affaristica e senza visione, una politica dell’inciucio e non dell’impegno. La diminuzione della spesa pubblica e le privatizzazioni selvagge hanno fatto sì che noi cittadini ci riducessimo al rango di clienti.  Potere al Popolo ribalta questa equazione con un nuovo paradigma politico: il basso contro l’alto. In questo gioca un ruolo fondamentale la ridistribuzione della ricchezza. Bisogna ribaltare la narrazione tossica del paradigma di produzione e consumo capitalista.

Come? Mettendo mano a 120 miliardi di evasione fiscale, a 60 miliardi di corruzione, tagliando i 25 miliardi di spese militari, dicendo basta ai “regali” alle banche. Spostando la tassazione dalle persone alle cose possedute: tocca a chi è “in alto” pagare lo scotto della crisi. Chi è “in basso” ha già pagato troppo.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è uno dei più inclusivi al mondo, tant’è che ci restituisce il tasso di mortalità più basso. Ma versa in una condizione di grave criticità: il budget destinato ad esso, infatti, diminuisce del 2%, ed è già il 6,8 del PIL contro l’8,6 della Francia e il 9,4 della Germania. La Campania, poi, è ancora più penalizzata. Del resto il governatore De Luca, alle prese con nepotismo e scandali giudiziari familiari, non ha nominato un assessore al ramo. E i trasferimenti per le risorse sanitarie nazionali avvengono per classi demografiche, penalizzando una regione più giovane come la nostra, che, però, ha una prevalenza di patologie più alta.

Meno risorse significa meno servizi per garantire cure pubbliche. Così sta aumentando la mortalità: in Campania si vive 3 anni in meno rispetto al Trentino. Non è accettabile tutto questo”La Città.